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Di seguito puoi leggere una semplice trattazione di alcuni argomenti di attualità senza alcuna pretesa se non quella di cercare di riportare le risposte che la Bibbia stessa fornisce.

Carnevale

Cosa c'è dietro le maschere?

Carnevale: da secoli, per tradizione popolare, la sagra del travestimento e della licenziosità. Voglia di mettersi in mostra e di giocare sulla propria identità trovano campo libero, in una complicità collettiva, tra esibizioni variopinte e chiassose.


LO SCHERZO VALE… 

In un mondo dove si specula su tutto, sofferenze incluse, parlar male di allegre e pittoresche animazioni può essere facilmente tacciato di bigotta demonizzazione. È comunque innegabile che al pari di altre così dette feste, classificate come religiose, familiari o romantiche, si tratta soprattutto del prodotto di pressioni commerciali. Lo scherzo “vale”, anzi rende, ed il fatturato che il teatro carnascialesco procura agli esercenti del settore cresce annualmente. Ad ogni modo, destreggiandosi tra luoghi comuni, allarmistici o sdrammatizzanti, basta documentarsi sulle origini del Carnevale, per giungere a chiedersi di quali concetti e valori, innanzitutto religiosi, esso continua ad essere portatore con i suoi carri e le sue sfilate.


UN MONDO AL ROVESCIO 

Secondo alcuni studiosi, in principio i travestimenti carnevaleschi consistevano in “raffigurazioni viventi” di carattere divinatorio. Nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, riti propiziatori in onore di Saturno, divinità di origine Etrusca, che accompagnavano la semina dei campi per procacciare il favore degli spiriti degl’inferi e degli avi defunti, affinché essi potessero far sprigionare la fecondità della terra. Tali spiriti avrebbero ricambiato chi li avesse omaggiati, “fatti rivivere” mediante la loro personificazione. Era diffusa la credenza che indossando una “maschera” si ricevesse il potere di allontanare le forze spirituali avverse. “dei sotterranei” erano poi esaltati mediante la rappresentazione del “mondo sottosopra”, cioè con il sovvertimento di ogni regola sociale ed etica, il capovolgimento dei rapporti gerarchici. Durante i Saturnali diveniva quindi lecito schernire i padroni ed i governanti. Ancora oggi, nel carnevale spicca il dileggio di personalità politiche e autorità civili.mondo Greco, inoltre, si intrattenevano i Baccanali, in ossequio a Dioniso o Bacco, dio del vino e protettore delle vigne. In occasione del riposo dalle fatiche contadine, si cercava di vincere le frustrazioni della vita, ritenendo lecito trasgredire ogni norma, trascendere in pratiche orgiastiche e giochi immorali, dando libero sfogo alle passioni umane sotto l’effetto dell’alcool.Carnevale, pertanto, sorge quale celebrazione di quella promiscuità ribelle non tanto a governanti umani oppressivi, quanto all’ordine spirituale e sociale stabilito dal Creatore, in frontale rigetto del quarto comandamento, che chiama a santificare il giorno del riposo dalle attività lavorative per consacrarsi nell’offerta del culto al Signore (Esodo 20:8-11). Esso è espressione di una satira dissacratoria completamente in contrasto con la Parola di Dio, che non insegna lo scherno delle autorità, a qualunque livello, bensì a pregare per esse (II Pietro 2:10; I Timoteo 2:1-2). La condanna biblica si estende chiaramente ad ogni presunzione di indire occasioni in cui sia permesso oltrepassare i limiti morali, con travestimenti della propria identità e la fuga dalle responsabilità etiche: “Io punirò tutti i principi, i figli del re, e tutti quelli che si vestono di abiti stranieri… tutti quelli che saltano la soglia , che riempiono di violenza e di frode le case dei loro padroni” (Sofonia 1:8-9). 


UNA CRISTIANITA’ PROFANATA 

Nella Chiesa Romana si era affermata la pratica di un periodo purificatorio, in preparazione della Pasqua: i quaranta giorni della Quaresima. Tra le penitenze vigeva il divieto di mangiare la carne, iniziando dal giorno precedente la Quaresima; tale proibizione era chiamata “Carnem Levare”, cioè “togliere la carne”. L’assimilazione coatta di masse pagane tra le fila della cristianità costò l’introduzione di varie usanze pagane, tra cui quelle derivanti dai Saturnali e dai Baccanali. Si giunse così ad un “carnevale cristianizzato”, che iniziava dopo l’Epifania e si concludeva con un rito purificatorio, officiato il primo giorno della quaresima: il “funerale del carnevale”, in cui si imprimeva sulla fronte dei fedeli un po’ di cenere. festeggiamenti ammessi con alcuni ritocchi nel periodo precedente la Quaresima furono giustificati con la tesi che, permettendo un tempo di massima libertà per godere i piaceri dei sensi, si sarebbe così prodotta maggiore sensibilità verso la “purificazione dai piaceri carnali”. Il divieto “Carnem Levare” venne dunque preceduto dalla concessione “Carnem Valere”, periodo nel quale era lecito cibarsi di carne. In sostanza viene insegnato un falso riscatto spirituale attraverso lo sfogo delle concupiscenze, promuovendo il peccato volontario in prospettiva di un “pentimento programmato”; si segue la mortale deviazione spirituale per cui si può abbondare nel male per far sovrabbondare la misericordia divina. In tutto ciò non vi è certamente nulla di evangelico: "Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lasciano di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima"

(II Pietro 2:20-22). “Che diremmo dunque? Rimarremo forse nel peccato affinché la grazia abbondi? No di certo! Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?... faremo dunque? Peccheremo perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? No di certo!” (Romani 6: 1-2, 15). 

Oggi la manifestazione religiosa del Carnevale è più circoscritta nel tempo, ma quale parentesi connessa alla Pasqua, essa sussiste con la stessa simbologia, terminando ancora con il “Martedì grasso” che precede il “Mercoledì delle ceneri”. Il “carnevale cristiano”, in realtà, rivisita rituali pagani che disonorano l’unica propiziazione riconosciuta da Dio. “miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; e se qualcuno ha peccato noi abbiamo un avvocato presso il : Gesù Cristo, il Giusto. Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati…” (I Giovanni 2:1-2).


UNA COSCIENZA ANESTESIZZATA 

Il Carnevale ha smussato nel tempo certe punte di palese stregoneria, ma esso rimane una ricorrenza pagana, con tutto il suo fardello di contraddizioni inconciliabili con lo spirito e l’opera di Cristo (II Corinzi 6:15).

L’esorcismo “scaccia spiriti” si è mimetizzato sotto il manto di tanta baldoria colorata, riciclandosi in un più accettabile periodo “scaccia pensieri”, che però mira ancora ad iniettare l’ambiguità spirituale, mescolando bene e male, confondendo realtà e finzione. Assecondare feste “comandate” dal materialismo, che non si fa scrupoli di mischiare sacro e profano, è un atteggiamento che non onora la libertà e la luce spirituale di cui Cristo ci ha rivestiti attraverso il dono dell’Evangelo (Romani 13:13-14). Non è certo in sé qualcosa di disdicevole, ma qual è l’allegria del Carnevale? Carnevale è l’esaltazione sfrenata del godimento fine a sé stesso, è espressione di una euforia abbinata alla volgarità, in contrasto con il Regno di Dio, che “è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Romani 14:17), quindi alla moralità dei credenti, perché l’oscenità, “come si addice ai santi… sia neppure nominata tra di voi… né parole sciocche o volgari…” (Efesini 5: 3-4). festa costituisce, in verità, tutt’altro che un’innocente divertimento, rivelandosi come uno dei tanti “diversivi “ orchestrati contro il profondo riscatto ed il vero benessere della creatura umana. Con la scusa di fugare noia, tristezza e frustrazioni, si sviano le coscienze dalle sane e urgenti preoccupazioni per la condizione dell’anima dinanzi al Giudizio divino (Isaia 30: 9-11; Luca 16: 19-25; I Pietro 4: 3-7).

Con Dio si gioisce veramente, ma non si scherza

(Ebrei 10:26-29). Attenzione a una condotta soltanto "ripulita" da questa o quella festa. La gioia e la libertà della redenzione vanno vissute 365 giorni all'anno. L'astensione dalle pratiche carnevalesche rientrerà così in una trasparente continuità di vita spirituale e testimonianza cristiana, poiché “imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”

(Efesini 4: 22-24).


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