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Di seguito puoi leggere una semplice trattazione di alcuni argomenti di attualità senza alcuna pretesa se non quella di cercare di riportare le risposte che la Bibbia stessa fornisce.

Esenzione ora scolastica di religione

La facoltà di non avvalersi dell'ora di insegnamento religioso cattolico a scuola

Prima di scegliere occorre sapere che...


Ogni anno, i genitori o gli studenti d'età maggiore di quattordici anni devono decidere, all'atto dell'iscrizione, se scegliere l'insegnamento della religione cattolica. Tale scelta è un diritto e deve avvenire liberamente. Per facilitare l’esercizio di questo diritto, ogni istituto scolastico è tenuto a distribuire a ciascun alunno un modulo contenente i termini della scelta per avvalersi o non avvalersi di tale insegnamento. Per consentire alle singole scuole la possibilità di organizzarsi, i genitori o gli studenti, se maggiorenni, devono manifestare la propria scelta all'atto dell'iscrizione, presentando il modulo apposito e distribuito dall'autorità scolastica (Circolare Ministeriale n. 9/1990).


Chi sceglie di avvalersi dell'insegnamento religioso


L'alunno che sceglie di avvalersi dell'insegnamento religioso cattolico troverà nell'orario settimanale un'ora (scuola media dell'obbligo e superiore) o due ore (scuola materna ed elementare) di religione. Gli insegnanti, nominati e pagati dallo Stato, saranno designati, preparati e controllati dall'autorità ecclesiastica cattolica. Lo studente avrà anche un libro di testo adottato dal collegio dei docenti come gli altri libri, ma con un'eccezione: gli insegnanti sono obbligati a scegliere nell'ambito dei testi autorizzati da ben "due permessi ecclesiastici".

L'ora di religione, in ogni caso, non dovrebbe essere soggetta a voti ed esami e non dovrebbe influenzare gli studi, qualunque sia il profitto dell'alunno. Le norme prevedono solo una nota per la famiglia, da aggiungere alla pagella, ed escludono che l'insegnante di religione cattolica, in sede di scrutinio, sia decisivo per la promozione o per la bocciatura. Non si tratta, come si può capire, di una materia equivalente alle altre e nonostante il notevole dispendio di risorse finanziarie dello Stato, questa lezione non eleva il livello della cultura religiosa. Il suo scopo sembra essere piuttosto quello di continuare ad assicurare l'influenza cattolica nella scuola e nella società italiana.


Chi sceglie di non avvalersi


Chi ha deciso di non avvalersi dell'ora di religione si trova in uno "stato di non obbligo". In pratica significa avere quattro possibilità, che tuttavia esistono solo in linea teorica, perché non sono tutte ugualmente accessibili:


Materie alternative: le indicazioni su cosa si deve intendere per "materia alternativa" sono contenute nella stessa circolare (n. 386/1985) con la quale il Ministero della Pubblica Istruzione ha dettato le norme d'attuazione dell'insegnamento della religione cattolica dopo il Concordato. Queste indicazioni, come s’è detto, hanno prodotto una serie di problemi pratici per risolvere i quali sono state avviate varie iniziative legali.In realtà, non esistono materie alternative capaci di impedire che si creino discriminazioni per chi non si avvale, dal momento che si tratta d'insegnamenti precari ed indefiniti. Tanto più che, in ogni scuola, esistono situazioni diverse: maggiore o minore disponibilità di attrezzature, di capacità organizzative e, soprattutto, di sensibilità degli operatori scolastici. Per uscire da questo groviglio c'è chi ha proposto di istituire un'area di attività, tutte facoltative, in cui potrebbero trovare collocazione sia l'ora di religione, sia gli interventi richiesti da altre confessioni religiose, sia altri argomenti d'interesse non compresi nel curriculum di studio.


Studio individuale: richiede che si concordi con l'autorità scolastica l'uso di spazi appositi. Tuttavia, un'attività di studio individuale senza assistenza di docenti è possibile solo nelle classi superiori, in quanto l'alunno deve avere una capacità d'applicazione autonoma. Diversamente, la scuola dovrebbe designare del personale idoneo ad assistere l'alunno nello studio. In ogni caso, la scuola ha il dovere (lì custodire i minori presenti nel suo ambito e ciò richiede una qualche forma di' presenza, di guida dei docenti anche per gli alunni delle classi superiori che non sono maggiorenni. In pratica, è dimostrato che gli studenti che scelgono lo studio individuale utilizzano il tempo per svolgere i compiti assegnati o ripassare altri argomenti di studio.


Nessuna attività: al momento dell'iscrizione l'alunno ha persino il diritto di non indicare il modo nel quale intende occupare il tempo che altri dedicano alle lezioni di religione cattolica. Nella maggior parte dei casi questa scelta rientra in quella precedente, almeno per quanto riguarda l'obbligo della scuola di mettere a disposizione spazi idonei.


Non presenza nei locali scolastici: è la conseguenza più logica del carattere facoltativo dell'ora di religione, anche se, di fatto, è quella che ha trovato più difficoltà pratiche perché richiede che l'ora d'insegnamento cattolico sia collocata all'inizio o alla fine delle lezioni obbligatorie. Nelle scuole superiori questa possibilità è concessa presentando uno scritto, firmato dai genitori, in cui si dichiara di consentire allo studente di assentarsi dai locali scolastici durante l'orario. I presidi non possono mostrarsi indisponibili verso questa scelta, perché ciò lede un diritto riconosciuto.


Da tutto ciò si deduce che le scelte più accessibili sono la non presenza a scuola e le cosiddette attività alternative, ossia lo studio individuale o nessuna attività, per quanto anche per queste esistano notevoli condizionamenti: situazione della famiglia, disponibilità di spazi e persone, ecc. Proprio tali difficoltà evidenziano il carattere anomalo dell'ora di religione e legittimano l'esigenza di porla fuori del normale orario di lezione obbligatorio per tutti.


Atti di culto e cerimonie religiose in orario scolastico


C'è l'abitudine di considerare ovvio che nella scuola si svolgano atti di culto o che gli studenti partecipino in orario scolastico a manifestazioni religiose. In realtà, la legge non autorizza in orario scolastico né preghiere, né riti e celebrazioni religiose, né l'insegnamento cattolico in occasione di altre materie (Testo Unico, art.. 311).

Qualche anno fa alcuni genitori di alunni della scuola elementare e media hanno presentato ricorso al TAR contro una Nota di Gabinetto del ministro della Pubblica Istruzione (n. 13.377 del 13/2/1992), che prevedeva la libera partecipazione, in orario scolastico, a cerimonie religiose in seguito a delibera dei Consigli di Circolo o d'Istituto. Il ricorso è stato accolto sia dal TAR dell'Emilia (giugno 1993), sia dal TAR del Veneto (marzo 1995). Le sentenze sono valide a tutti gli effetti perché il Ministro della Pubblica Istruzione, che poteva impugnare la decisione dei TAR presso il Consiglio di Stato, non l'ha fatto. Tuttavia, alle scuole non è stata data alcuna comunicazione a riguardo.

In particolare, le sentenze hanno evidenziato quanto segue:

a) Gli organi della scuola non hanno competenza per deliberare su pratiche: religiose non

equiparabili a manifestazioni o attività extra scolastiche;


b) Nel Concordato manca qualsiasi riferimento a pratiche religiose, perché è considerato

soltanto l'insegnamento della religione cattolica.


E' opportuno, quindi, che i Consigli di Circolo e d'Istituto siano informati che una loro eventuale delibera per autorizzare atti di culto può essere impugnata per illegittimità. Essa infrange il principio di laicità della scuola, il diritto degli alunni di usufruire di offerte formative per tutti e il divieto di utilizzare gli spazi scolastici per attività "che abbiano effetti discriminanti".

Lo ha confermato il ministro della Pubblica Istruzione quando, in una risposta al Comitato Scuola e Costituzione di Padova (Protoc. n. 3084 C.M.), ha sostenuto:

"La materia in oggetto è stata esaminata in sede giurisdizionale e il TAR Emilia Romagna ha avuto modo di affermare, con sentenza in data 17.8.1993 n. 250, il principio da me personalmente condiviso che la laicità dello Stato porta ad escludere che pratiche religiose o atti di culto possano aver luogo, nei periodi destinati allo svolgimento delle normali lezioni".


I genitori hanno perciò il dovere d'intervenire qualora la scuola, o solo l'insegnante del proprio figlio, considerando ancora il cattolicesimo religione di Stato o comportandosi come se lo fosse; faccia partecipare gli alunni a funzioni religiose durante l'orario scolastico, autorizzi a Natale e a Pasqua recite su argomenti religiosi cattolici, faccia dire le preghiere o fare il segno della croce in classe. Se dovesse essere necessario, è bene parlare personalmente con il direttore o il preside, ricordandogli la normativa e dimostrando fermezza nel difendere i propri diritti.


Promemoria per i genitori


In sintesi, in merito all'insegnamento dell'ora di religione, i genitori devono sempre ricordare che:

Non chiedono facilitazioni o privilegi, ma rivendicano diritti tutelati dalla Costituzione e dalla Legge;

La scuola non deve in nessun caso interferire con le loro scelte religiose: quindi niente insegnamento diffuso della religione cattolica, niente atti di culto e immagini religiose, almeno di santi e madonne, dato che è ancora in vigore (anacronistica norma sull'arredo scolastico: "...ogni aula ha l'immagine del crocifisso e il ritratto del Re" (art. 118 del Regio Decreto 965/1924);

I figli hanno il diritto di non essere presenti a scuola durante le lezioni di religione cattolica, mentre la scuola ha il dovere di adeguare l'orario a quest'esigenza e di predisporre attività e locali adeguati per coloro che desiderano restare a scuola;

La scuola decide su eventuali "attività alternative" solo dopo aver sentito il parere dei genitori;

La legge 241/1990 sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione dà diritto ai genitori di ottenere informazioni scritte su tutte le decisioni che riguardano i loro figli e la gestione della scuola;

All'inizio dell'anno scolastico la scuola deve obbligatoriamente consegnare il modulo per la scelta, se non lo fa questo può essere richiesto espressamente. Qualora l'iscrizione si rinnovi automaticamente (d'ufficio), è previsto che all'inizio di ogni anno scolastico si possa richiedere di nuovo il modulo per la scelta e modificarla.

La scuola ha il compito di abituare i bambini a rispettarsi e ad accettarsi reciprocamente, vigilando su eventuali atteggiamenti di discriminazione anche inconsapevole. Gli operatori scolastici che cercano di far cambiare idea ai genitori, sostenendo che la temporanea esclusione dei figli dalla classe potrebbe avere effetti discriminanti, dichiarano implicitamente la propria incapacità a svolgere un compito precipuo della scuola.


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